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Soglia uditiva: cos’è e come può cambiare nel tempo

5 Agosto 2026 | Il suono, News

La soglia uditiva è il livello sonoro più basso che il nostro orecchio riesce a percepire. Ognuno di noi ne ha una, anche se pochi sanno esattamente qual è. In altre parole, è il confine invisibile che separa i suoni che sentiamo da quelli che ci sfuggono, e proprio per questo è il parametro fondamentale con cui gli specialisti valutano la salute dell’udito. 

Quando questo confine si sposta, in modo lento e spesso impercettibile, le voci diventano meno nitide e alcune parole cominciano a perdersi. Ma come si misura la soglia uditiva, e quali sono i valori considerati normali?  cosa succede quando iniziano a cambiare?

Come si misura la soglia uditiva

La soglia uditiva si esprime in decibel (dB) e indica l’intensità minima alla quale una persona percepisce un suono a una determinata frequenza. Non esiste infatti un’unica soglia valida per tutti i suoni: il nostro orecchio può essere più sensibile ai toni gravi che a quelli acuti, o viceversa, ed è per questo che la misurazione viene ripetuta su diverse frequenze, da quelle più basse a quelle più alte.

Lo strumento per rilevarla è l’esame audiometrico, eseguito da un tecnico audiometrista o da un otorinolaringoiatra attraverso l’audiometro: il paziente indossa le cuffie e segnala ogni volta che percepisce il tono inviato, prima a un orecchio e poi all’altro. I risultati vengono riportati su un tracciato, l’audiogramma, che fotografa la soglia uditiva per ciascuna frequenza e per ciascun orecchio. 

Soglia normale: i valori di riferimento

Per convenzione, un udito in salute percepisce i suoni a partire da un livello compreso tra 0 e 20 decibel circa. Quando servono intensità superiori perché il suono venga percepito, si parla di ipoacusia, con una classificazione che segue l’entità dello spostamento della soglia: la perdita è considerata lieve tra 20 e 40 decibel, moderata quando è compresa tra i 40 e i 69 decibel, severa tra 70 e 90 e profonda oltre i 90. 

Qualche esempio aiuta a tradurre i numeri in esperienza quotidiana: un sussurro si aggira intorno ai 30 decibel, una normale conversazione tra due persone in un ambiente tranquillo attorno ai 50-60, il traffico intenso supera gli 80. Chi ha una soglia uditiva spostata a 45 decibel, quindi, non percepisce il fruscio delle foglie né una voce sommessa, e inizia a perdere frammenti delle conversazioni. 

Perché la soglia uditiva cambia nel tempo

La soglia uditiva non è un valore fisso: si modifica nel corso della vita, e quasi sempre in una sola direzione. L’invecchiamento naturale dell’apparato uditivo, l’esposizione prolungata al rumore, alcune infezioni dell’orecchio e determinati farmaci possono innalzarla progressivamente, spesso partendo dalle frequenze acute. È un processo così graduale che il cervello si adatta senza che ce ne accorgiamo: si alza il volume della televisione, si chiede di ripetere, si attribuisce la colpa a chi “parla piano”.

Proprio perché il cambiamento è silenzioso, l’unico modo per intercettarlo in tempo è misurarlo. Un controllo periodico della soglia uditiva, soprattutto dopo i 50 anni o se si lavora in ambienti rumorosi, permette di riconoscere una perdita ai primi segnali, quando intervenire è più semplice ed efficace.

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